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Né vaso né bonsai: che cos’è il kokedama, la tecnica giapponese delle sfere di muschio tornata di moda in casa

Né vaso né bonsai: che cos’è il kokedama, la tecnica giapponese delle sfere di muschio tornata di moda in casa

Il kokedama sta tornando protagonista nelle case e nei progetti di interior design. Questa tecnica, il cui nome viene dal giapponese — koke significa muschio e dama, palla o sfera — consiste nel coltivare piante ornamentali dentro una sfera compatta di substrato ricoperta di muschio. Le sue origini risalgono a secoli fa in Giappone, come variante popolare legata all’arte del bonsai.

Con il tempo ha smesso di essere una soluzione umile per diventare un elemento decorativo con una forte identità. Il concetto esisteva già prima di diffondersi in Giappone, ma, come ha sottolineato anche la stampa internazionale, i kokedama hanno vissuto un boom mondiale durante la grande moda delle piante da interno a metà degli anni 2010, soprattutto con specie delicate come i felci culantrillo o le alocasie.

Come si fa un kokedama

A differenza del bonsai, realizzare un kokedama è alla portata anche di chi non ha esperienza con le piante. Si parte estraendo il pane di radici (cepellone) della pianta dal suo vaso originale e compattandolo con una miscela adeguata di substrato fino a ottenere una sfera delle dimensioni approssimative di una noce di cocco.

Successivamente la palla si avvolge con fogli o zolle di muschio denso e si lega con dello spago. La corda può restare ben visibile, diventando parte del design, oppure essere usata per appendere il kokedama.

La scelta della pianta è fondamentale: bisogna considerare il punto della casa in cui verrà collocata e la quantità di luce disponibile. Felci resistenti o bulbi in fase di crescita sono spesso buone opzioni per chi è alle prime armi. L’importante è che la pianta possa svilupparsi in condizioni adeguate di luce e umidità all’interno della sfera di muschio.

Per chi vuole provare a farne uno in casa, è consigliabile mescolare un substrato senza torba con compost per bonsai o sabbia grossa che migliori il drenaggio, fino a ottenere una consistenza modellabile, simile all’argilla. Una volta formata la palla intorno al pane di radici ed eliminata l’umidità in eccesso, si ricopre con il muschio e si fissa incrociando lo spago.

Per quanto riguarda la collocazione, l’ideale è appoggiare il kokedama su basi di legno o ceramica, oppure appenderlo a diverse altezze per creare composizioni più dinamiche.

Come si cura un kokedama

Per l’irrigazione è sufficiente immergere la sfera in un recipiente con acqua per circa venti minuti e lasciarla scolare per altri venti minuti prima di rimetterla al suo posto. La frequenza dei bagni dipende dalla specie scelta e dall’ambiente domestico, ma un buon indicatore è il peso: quando la palla risulta più leggera del solito, probabilmente ha bisogno di acqua.

Anche le foglie danno segnali chiari: se sono secche o meno flessibili, indicano mancanza d’acqua; se invece si ammorbidiscono troppo o ingialliscono, potrebbe esserci un eccesso di irrigazione. Non bisogna mai strizzare la sfera per far uscire l’acqua: è meglio lasciarla drenare in modo naturale.

Nei mesi più caldi è utile vaporizzare la superficie di muschio e, se si utilizza un fertilizzante organico, aggiungerlo diluito direttamente all’acqua d’irrigazione. Ruotare periodicamente il kokedama e rimuovere le foglie secche aiuta a mantenere l’equilibrio della pianta e la buona salute di queste piccole sculture vegetali, che stanno riconquistando il loro spazio in molte case.

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Mariana Conti

Mariana Conti

Ciao, sono Mariana Conti. Esperta di economia domestica e appassionata di orticoltura urbana. Da anni studio e applico le migliori tecniche per la gestione della casa e la coltivazione sostenibile in Italia. In questo blog metto la mia esperienza a tua disposizione: dalle metodologie di pulizia professionale ai segreti per un orto produttivo. Il mio obiettivo è offrirti soluzioni concrete e testate per migliorare la qualità della tua vita quotidiana