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Come l’IA ha riaperto i rotoli bruciati di Ercolano: il metodo che sta cambiando la storia

Come l’IA ha riaperto i rotoli bruciati di Ercolano: il metodo che sta cambiando la storia

Quando gli archeologi entrarono nella Villa dei Papiri a Ercolano, a metà Settecento, trovarono scaffali pieni di rotoli neri come carbone. Sembravano pezzi di legna bruciata, fragili al punto da sbriciolarsi al solo sguardo. Eppure lì dentro, compressa in strati di cenere e inchiostro, c’era una biblioteca unica al mondo. Per oltre due secoli nessuno è riuscito davvero a leggerla. Oggi, a sbloccare quel silenzio, non è stato un nuovo scalpello, ma l’intelligenza artificiale.

Il problema dei papiri non è mai stato solo “trovarli”, ma aprirli senza distruggerli.

I primi esperimenti di svolgimento meccanico hanno salvato alcuni testi, ma ne hanno irrimediabilmente danneggiati molti altri. La carta antica, carbonizzata dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C., è diventata quasi una pietra friabile, con inchiostro organico poco contrastato. All’occhio umano, e persino al microscopio, le lettere si confondono con le fibre del papiro. Per questo i rotoli rimasti chiusi sono stati considerati per decenni una sorta di “tesoro intoccabile”: prezioso, ma inaccessibile.

La svolta è arrivata quando si è smesso di pensare al papiro come a un oggetto da svolgere e lo si è iniziato a trattare come un volume 3D da esplorare dall’interno. La tomografia computerizzata, simile a quella usata in ospedale per le TAC, permette di creare un modello tridimensionale del rotolo, strato per strato, senza toccarlo. Il problema successivo è stato capire dove finisce la fibra e dove inizia l’inchiostro, che non contiene metalli e quindi non “brilla” nelle immagini radiografiche. Qui entra in scena l’IA.

I ricercatori hanno addestrato algoritmi di machine learning a riconoscere pattern invisibili all’occhio umano: micro-variazioni di densità, texture, orientamento delle fibre. Per farlo, hanno usato come “palestra” papiri già parzialmente svolti o piccoli frammenti sacrificabili, in cui testo e supporto erano noti. L’IA ha imparato così a individuare le zone in cui l’inchiostro altera appena la struttura superficiale del papiro. È un lavoro di pazienza digitale: migliaia di immagini, parametri regolati al millimetro, continui confronti con i filologi.

Una volta riconosciuto dove si trova la scrittura, serve ancora un passaggio chiave: “srotolare virtualmente” il rotolo. Il papiro non è avvolto in modo perfetto; ci sono pieghe, schiacciamenti, deformazioni causate dal calore. Gli algoritmi ricostruiscono la geometria interna del rotolo e cercano un modo matematico per “spianare” le superfici scritte, come se si stendesse un tappeto spiegazzato su un pavimento. Ogni scelta di curvatura, ogni correzione, può far comparire o sparire una lettera. Qui l’esperienza degli studiosi di papirologia resta decisiva: l’IA propone, l’umano controlla, corregge, rimette in contesto.

Il risultato, quando funziona, è sorprendente: da un blocco nero e compatto emergono pagine digitali con righe di testo greco, parole che nessuno leggeva da duemila anni. Tra i primi brani decifrati con questi metodi sono apparsi passaggi filosofici attribuiti a Filodemo di Gadara, testi epicurei, riflessioni sulla musica, sulla retorica, sulla natura del piacere. Non sono solo curiosità erudite. Ogni nuova riga può cambiare la nostra cronologia delle idee, chiarire chi ha influenzato chi, colmare lacune in opere note solo per citazione.

L’elemento forse più affascinante è che l’IA non sostituisce il filologo, ma lo potenzia.

Dove prima si doveva scegliere se rischiare di rompere un papiro per leggerlo, ora si può tentare la via digitale, ripetendo le analisi, migliorando i modelli, tornando indietro se un’interpretazione non convince. L’errore non si paga più con la perdita fisica del reperto. Si sposta il rischio dal materiale al modello, dal papiro alla sua rappresentazione numerica. Questo cambia anche l’etica del restauro: si può essere più conservativi sul pezzo originale e più audaci nella sperimentazione digitale.

Non mancano i limiti. L’IA dipende dalla qualità dei dati: se la TAC è poco definita, se il rotolo è troppo schiacciato, se l’inchiostro è quasi indistinguibile dal supporto, anche il miglior algoritmo fatica. Inoltre, il rischio di “vedere” lettere dove non ci sono, spinti dall’aspettativa di trovare un certo testo, è reale. Per questo i team sono ormai interdisciplinari: informatici, fisici, filologi, storici della filosofia, restauratori. Ogni disciplina controlla l’altra, riducendo il pericolo di letture fantasiose.

La storia dei papiri di Ercolano e dell’IA è, in fondo, una storia di seconda possibilità. Un’eruzione che sembrava aver cancellato per sempre una biblioteca l’ha invece sigillata; secoli dopo, una tecnologia nata per analizzare il corpo umano viene usata per leggere il corpo del passato; algoritmi progettati per riconoscere volti, oggetti, pattern di consumo vengono rieducati a riconoscere antiche lettere greche. Il passato, che siamo abituati a immaginare immobile, si rivela invece riaperto ogni volta che cambiano i nostri strumenti.

Per chi studia la storia delle idee, ciò che sta accadendo a Ercolano è solo l’inizio. Se questi metodi saranno perfezionati, potrebbero essere applicati ad altri materiali fragili: manoscritti medievali riutilizzati, documenti arrotolati e bruciati, testi nascosti in reliquie. Ogni biblioteca “perduta” potrebbe nascondere una seconda vita, in attesa che qualcuno abbia il coraggio di guardarla non con una lente, ma con un algoritmo.

L’IA, in questo contesto, non è magia né oracolo. È un nuovo tipo di lente, capace di amplificare dettagli che l’occhio nudo non coglie. La responsabilità di ciò che leggiamo, però, resta umana: nell’interpretare, nel dubitare, nel confrontare. Tra la cenere del Vesuvio e le righe di codice, la storia continua a essere un dialogo fragile tra ciò che il passato ha lasciato e ciò che il presente è in grado di vedere.

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Mariana Conti

Mariana Conti

Ciao, sono Mariana Conti. Esperta di economia domestica e appassionata di orticoltura urbana. Da anni studio e applico le migliori tecniche per la gestione della casa e la coltivazione sostenibile in Italia. In questo blog metto la mia esperienza a tua disposizione: dalle metodologie di pulizia professionale ai segreti per un orto produttivo. Il mio obiettivo è offrirti soluzioni concrete e testate per migliorare la qualità della tua vita quotidiana