Vai al contenuto

La città nascosta sotto il ghiaccio: cosa hanno rilevato i radar nel nord Europa

La città nascosta sotto il ghiaccio: cosa hanno rilevato i radar nel nord Europa

Sotto chilometri di ghiaccio, in queste settimane del 2026, i radar stanno raccontando una storia che sembra uscita da un romanzo di fantascienza: strutture geometriche, linee regolari, anomalie che non assomigliano né a semplici rocce né a cavità naturali. La domanda che rimbalza nei centri di ricerca europei è semplice e vertiginosa: si tratta di una “città” sepolta o di un fenomeno geologico ancora tutto da capire?

Cosa hanno visto davvero i radar sotto il ghiaccio

Le ultime campagne di rilevamento condotte nel nord Europa, tra Groenlandia e regioni artiche vicine alla Norvegia, usano sistemi radar a penetrazione del suolo (GPR, Ground Penetrating Radar) molto più sensibili di quelli di pochi anni fa. Secondo i dati diffusi dal Centro Europeo per le Previsioni Meteo a Medio Termine (ECMWF) e da gruppi di ricerca collegati all’Università di Copenaghen, le immagini mostrano:

  • Pattern rettilinei lunghi centinaia di metri, con angoli quasi perfetti.
  • Zone a riflettività diversa, come se ci fossero materiali con densità non omogenea.
  • Strutture disposte in modo modulare, ricordando vagamente una griglia urbana.

Questi risultati non sono ancora una prova di una città perduta, ma sono abbastanza anomali da aver riacceso il dibattito scientifico e mediatico. I tecnici che lavorano con l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) spiegano che la combinazione di radar aerotrasportati e dati satellitari, compresi quelli della costellazione Copernicus, permette oggi una risoluzione che dieci anni fa era impensabile.

Un dettaglio spesso sottovalutato è la “firma” del segnale radar: nelle immagini grezze, i ricercatori notano cambi di colore netti, dal blu scuro al giallo intenso, che indicano passaggi bruschi di densità. È questo contrasto, più ancora delle forme geometriche, a far pensare che sotto il ghiaccio ci sia qualcosa di diverso dal solito basamento roccioso.

Tra mito e geologia: perché tutti parlano di “città nascosta”

Il termine “città” è affascinante, ma rischia di confondere. I geologi del CNR – Istituto di Geoscienze e Georisorse ricordano che strutture apparentemente artificiali possono nascere anche da processi naturali, come fratture tettoniche, antichi letti fluviali o depositi vulcanici. Tuttavia, ci sono almeno tre elementi che, in questo periodo, rendono l’ipotesi di un sito archeologico più suggestiva del solito:

  • Lo scioglimento accelerato dei ghiacci artici sta scoprendo porzioni di suolo mai viste prima.
  • Le tecnologie radar di ultima generazione, simili a quelle usate dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) per studiare i vulcani italiani, riescono a distinguere dettagli di pochi metri.
  • Alcune strutture sembrano seguire allineamenti orientati in modo coerente, come se avessero una logica progettuale.

Gli archeologi italiani, abituati a casi come Pompei o ai ritrovamenti sotto le fondamenta dei palazzi a Roma, invitano però alla prudenza: prima di parlare di città servono campioni fisici, non solo immagini. E qui entra in gioco la parte più concreta e delicata della ricerca.

Per ottenere prove reali, i team sul campo pianificano carotaggi mirati. Nel giro di alcune ore di perforazione, i tecnici cercano il momento in cui la resistenza del ghiaccio cambia all’improvviso, segnalando il passaggio a un materiale diverso. Quando la punta della sonda incontra un ostacolo più duro, e il rumore del motore si fa più cupo e vibrante, capiscono che stanno toccando qualcosa che non è semplice ghiaccio compatto.

Come si verificherà se è davvero una città sepolta

Nel concreto, la “verifica” di questa presunta città nascosta passa per una sequenza di azioni molto precise. I ricercatori iniziano sempre con una mappatura radar ripetuta della stessa area, a distanza di settimane. Confrontano le immagini, controllano che le forme geometriche non siano solo artefatti strumentali. Quando la sagoma resta stabile nel tempo, delimitano un perimetro di interesse.

Poi definiscono i punti esatti in cui effettuare i carotaggi. Sul terreno ghiacciato, dopo aver montato il piccolo impianto di perforazione, la squadra lavora per almeno 30–40 minuti fino a raggiungere la profondità obiettivo. Chi è vicino ai macchinari riconosce il momento cruciale: il ghiaccio, da bianco lattiginoso, diventa più grigiastro nei frammenti che risalgono, e la consistenza passa da cristallina a polverosa, come cemento fine o cenere compressa.

Se emergono frammenti regolari, con spigoli netti o superfici lisce, vengono subito sigillati in contenitori sterili. A questo punto entrano in gioco i laboratori, spesso anche in Italia, come quelli del Politecnico di Milano, che analizzano la composizione mineralogica e la presenza di eventuali leganti artificiali, simili a malte o cementi antichi. Un’analisi al microscopio elettronico, che richiede almeno alcune ore, permette di capire se il materiale è di origine naturale o se è stato lavorato dall’uomo.

Un trucco che i ricercatori più esperti usano è confrontare immediatamente la densità dei campioni con quella di rocce note della zona: se il peso, a parità di volume, risulta anomalo già al tatto, come un sasso insolitamente pesante quando lo si tiene in mano per qualche secondo, sanno di avere in mano qualcosa che merita indagini più approfondite.

Secondo i report preliminari citati dall’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), i prossimi passi includono anche l’uso di droni radar e di modelli 3D per “ricostruire” virtualmente le strutture sepolte, prima ancora di pensare a scavi invasivi. L’obiettivo è duplice: capire se esiste davvero una città nascosta e, allo stesso tempo, non compromettere un archivio di ghiaccio che racconta migliaia di anni di storia climatica del pianeta.

Se le conferme arriveranno, il nord Europa potrebbe diventare per l’archeologia ciò che il Vesuvio è stato per Pompei: un luogo in cui distruzione e conservazione si sono intrecciate, lasciando sotto strati di ghiaccio non solo una curiosità mediatica, ma un pezzo fondamentale della memoria dell’umanità.

0 0 voti
Valutazione dell'articolo

Condividi sui social

Mariana Conti

Mariana Conti

Ciao, sono Mariana Conti. Esperta di economia domestica e appassionata di orticoltura urbana. Da anni studio e applico le migliori tecniche per la gestione della casa e la coltivazione sostenibile in Italia. In questo blog metto la mia esperienza a tua disposizione: dalle metodologie di pulizia professionale ai segreti per un orto produttivo. Il mio obiettivo è offrirti soluzioni concrete e testate per migliorare la qualità della tua vita quotidiana

Iscriviti
Notificami
guest
0 Commenti
Vecchi
Più recenti Le più votate
Feedback in linea
Visualizza tutti i commenti
0
Esprimete la vostra opinione commentando.x