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La genetica può spiegare fino al 55% dell’aspettativa di vita quando si escludono le cause esterne

La genetica può spiegare fino al 55% dell’aspettativa di vita quando si escludono le cause esterne

Nuove ricerche hanno riacceso il dibattito su quanto la genetica incida davvero sulla longevità, portando dati che mettono in discussione le stime precedenti. Secondo recenti analisi, riportate da vari media internazionali, l’influenza dei geni sull’aspettativa di vita si collocherebbe tra il 50 e il 55% quando si escludono cause esterne come incidenti e infezioni. Studi più datati la stimavano intorno al 20-25%.

Dalle vecchie alle nuove stime sulla longevità

Questo cambio di prospettiva si basa soprattutto su studi condotti su gemelli scandinavi e su discendenti di persone ultracentenarie negli Stati Uniti. Queste ricerche permettono di osservare come si trasmettono i tratti ereditari in ambienti diversi, distinguendo meglio ciò che dipende dai geni e ciò che è legato allo stile di vita o al contesto.

Nel 2024 la rivista medica The Lancet Healthy Longevity ha pubblicato un ampio metaanalisi che ha rivisto i dati di oltre due milioni di persone in Europa e Nord America. Le conclusioni indicano che la quota di longevità attribuibile alla genetica aumenta nei paesi in cui la mortalità per fattori esterni è bassa e prevalgono malattie legate all’invecchiamento.

Perché nei paesi sviluppati i geni “pesano” di più

Un lavoro citato dal portale Genetics Home Reference, condotto dall’Università di Exeter nel Regno Unito, conferma che la proporzione attribuita ai geni varia in base all’accesso alla sanità, alla dieta e al livello di rischio ambientale. In contesti in cui l’ambiente è più omogeneo, la componente genetica acquista più peso dal punto di vista statistico.

Come sottolineato anche dalla rivista scientifica Science, il ruolo dell’ereditarietà aumenta nei paesi sviluppati, dove le morti per cause esterne si sono ridotte grazie ai progressi nella salute pubblica e nella sicurezza. In questi scenari, i decessi sono dovuti soprattutto a problemi legati all’invecchiamento, come:

  • malattie cardiovascolari
  • patologie neurodegenerative
  • diversi tipi di cancro
  • altre malattie croniche associate all’età
  • complicanze legate alla fragilità generale

Di conseguenza, i geni diventano più determinanti nel definire quanto a lungo si vive, perché le differenze ambientali “classiche” (come malnutrizione grave, infezioni diffuse o incidenti frequenti) incidono meno.

Ereditarietà: cosa misura davvero

I ricercatori precisano che questo fenomeno non significa che i geni siano diventati “più forti”, ma che, quando l’ambiente si fa più uniforme, la quota di variabilità attribuibile alla genetica aumenta semplicemente per effetto matematico: se le differenze ambientali diminuiscono, quelle genetiche spiccano di più.

Il concetto chiave per capire questo passaggio è la “ereditabilità”. Secondo la rivista Nature Genetics, l’ereditabilità indica la frazione della variabilità di un certo tratto (in questo caso, la longevità) spiegata dai fattori genetici in una determinata popolazione. Non è quindi un numero fisso e universale, ma dipende dalla maggiore o minore uniformità dell’ambiente.

In società relativamente più eque, dove molte persone hanno un livello simile di accesso a cibo, sanità e condizioni abitative, l’influenza genetica sembra maggiore. In regioni con forti disuguaglianze socioeconomiche, invece, le differenze ambientali giocano un ruolo più rilevante nel determinare quanto a lungo si vive.

Interazione tra geni e ambiente

Gli specialisti sottolineano che la longevità è sempre il risultato dell’interazione tra patrimonio genetico e ambiente. Secondo la Mayo Clinic, alimentazione, attività fisica, esposizione a sostanze inquinanti e livelli di stress possono modificare l’espressione dei geni legati all’invecchiamento.

Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità evidenzia l’importanza dei determinanti sociali e ambientali per la salute e la sopravvivenza a lungo termine. Fattori come il reddito, l’istruzione, il supporto sociale e le condizioni del luogo in cui si vive possono amplificare o attenuare l’effetto dei geni.

Varianti genetiche associate a una vita più lunga

I progressi nella sequenziatura del DNA hanno permesso di identificare varianti associate a una maggiore aspettativa di vita. Tra queste rientrano alcune varianti del gene FOXO3, descritte in uno studio dell’Università delle Hawaii, che sembrano essere più frequenti nelle persone che raggiungono età molto avanzate.

Queste varianti, tuttavia, non agiscono in modo isolato: interagiscono con l’ambiente, con le abitudini quotidiane e con altri geni. Per questo gli esperti avvertono che non è possibile fissare una percentuale valida per tutti i contesti sulla “forza” della componente biologica. Ogni società e ogni epoca storica presenta una combinazione unica di fattori ereditari e ambientali, e le cifre vanno lette sempre come riferimenti legati a quello specifico contesto.

Banche dati genomiche e studi a lungo termine

Lo sviluppo di grandi banche internazionali di dati genomici, come il UK Biobank, insieme a studi longitudinali che seguono le persone per anni o decenni, promette una maggiore precisione nel valutare il peso dei fattori biologici e ambientali sulla longevità umana.

Questo campo di ricerca in rapida espansione potrebbe avere ricadute importanti sulle politiche di salute pubblica, aiutando a individuare gruppi più vulnerabili, e favorire la personalizzazione delle strategie preventive in base al profilo genetico e alle condizioni di vita di ciascun individuo.

Un fenomeno complesso da interpretare

Comprendere la longevità richiede un approccio flessibile e multidimensionale. I ricercatori concordano nel ritenere che le stime attuali, come il 50-55% di influenza genetica quando si escludono le cause esterne, riflettano soprattutto la complessità del fenomeno.

Queste cifre non vanno interpretate come un destino immutabile, ma come il risultato di una fotografia statistica che tiene conto del contesto sociale, culturale e scientifico di riferimento. La durata della vita resta il prodotto di un equilibrio dinamico tra ciò che si eredita e ciò che si vive.

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Mariana Conti

Mariana Conti

Ciao, sono Mariana Conti. Esperta di economia domestica e appassionata di orticoltura urbana. Da anni studio e applico le migliori tecniche per la gestione della casa e la coltivazione sostenibile in Italia. In questo blog metto la mia esperienza a tua disposizione: dalle metodologie di pulizia professionale ai segreti per un orto produttivo. Il mio obiettivo è offrirti soluzioni concrete e testate per migliorare la qualità della tua vita quotidiana