Un nuovo studio scientifico ha analizzato il tasso di riproduzione e il canibalismo sessuale di alcune mantidi religiose. La partecipazione dei cittadini, con oltre 2.300 segnalazioni in parchi e giardini, ha fornito dati fondamentali.
Due specie di mantide religiosa diventano “specie esotiche invasive”
Un gruppo di ricercatori italiani ha condotto uno studio innovativo sull’impatto della mantide religiosa negli ecosistemi europei. Dopo aver rilevato cambiamenti nei modelli di riproduzione, hanno scoperto che due specie di questi insetti rientrano oggi nella categoria di “specie esotiche invasive” (EEI).
La rivista scientifica Journal of Orthoptera Research ha pubblicato i risultati della ricerca guidata da Roberto Battiston, del Museo di Archeologia e Scienze Naturali G. Zannato di Montecchio Maggiore, in provincia di Vicenza.
Le mantidi Hierodula tenuidentata e Hierodula patellifera sono state riconosciute formalmente come invasive nel febbraio 2026. Questo cambiamento di status significa che questi insetti asiatici, originari dell’India e oggi ampiamente diffusi anche in Grecia, rappresentano una minaccia crescente per la biodiversità. Secondo Battiston, queste due specie si sono insediate in Europa da circa un decennio, ma solo di recente la loro popolazione è aumentata drasticamente nelle regioni mediterranee e continentali.
Si stanno spostando sempre più verso nord anche a causa del cambiamento climatico. Lo studio sottolinea che le segnalazioni di avvistamenti stanno aumentando, soprattutto in parchi e giardini.
Il ruolo decisivo della scienza partecipata
Battiston cita l’iniziativa di William di Pietro e Antonio Fasano, che hanno sviluppato un progetto di scienza cittadina e raccolto oltre 2.300 segnalazioni di cittadini.
Secondo il ricercatore, la scienza partecipata è uno strumento fondamentale non solo per il monitoraggio, ma anche per sensibilizzare e informare in modo attivo e coinvolgente su questi temi. L’obiettivo dello studio è fornire risposte al pubblico e sviluppare strategie per contenere queste specie. A causa delle loro dimensioni, questi insetti suscitano spesso più curiosità che timore, e molti residenti si chiedono se la loro presenza sia un segnale positivo per l’ambiente locale.
In genere, le mantidi adulte misurano tra 5 e 7,5 centimetri di lunghezza. Le femmine sono più grandi e robuste, con una media fino a 8 centimetri, mentre specie esotiche come la mantide cinese possono superare i 10 centimetri.
La “natura aliena” della mantide religiosa e il suo comportamento predatore
Con la sua postura caratteristica, come se fosse in preghiera, la mantide religiosa (nota in varie regioni anche con nomi popolari diversi) è stata spesso circondata da miti e leggende.
Si parla talvolta di “natura aliena” della mantide religiosa, complice il suo aspetto particolare, con testa triangolare e grandi occhi, che richiama l’immaginario degli UFO e degli extraterrestri.
Il nuovo studio cita perfino riferimenti alla mantide come “razza extraterrestre insettoide”, ma solo come metafora del suo comportamento predatore unico. Gli esperti sottolineano anche la scarsità di studi che analizzino l’interazione tra più specie di mantidi, invece di concentrarsi su una sola. Il comportamento cannibale durante l’accoppiamento è una delle sue caratteristiche più note, ma questi insetti possiedono anche una notevole capacità di mimetismo e possono ruotare la testa fino a 180 gradi.
Usano le zampe anteriori, ripiegate in posizione di “preghiera”, come una potente lama per cacciare.
Cosa rende diverse Hierodula tenuidentata e Hierodula patellifera
In particolare, Hierodula tenuidentata e Hierodula patellifera sono grandi predatori arboricoli, molto adattabili. A distinguerle da altre specie è l’altissimo potenziale riproduttivo e la bassa percentuale di canibalismo sessuale nelle fasi giovanili.
Sono in grado di far schiudere in media circa 200 ninfe per ogni ooteca (sacco di uova), quasi il doppio rispetto alla mantide religiosa europea.
Le femmine di queste specie attirano fatalmente i maschi nativi durante i tentativi di accoppiamento: i maschi vengono poi divorati, con una conseguente riduzione delle popolazioni locali. Inoltre, consumano una vasta gamma di altre specie native, inclusi importanti impollinatori come le api domestiche, e persino piccoli vertebrati come lucertole e rane arboricole.
I ricercatori riportano che, in condizioni di laboratorio controllate, da ooteche di H. tenuidentata (sacche di uova spugnose e bruno-grigiastre, di circa 2–3 cm di diametro) sono emerse in media 209 ninfe di primo stadio. Questa elevata produzione di prole crea le condizioni per un rapido dominio numerico in pochi cicli riproduttivi.
Gatti domestici: predatori inaspettati delle mantidi invasive
Secondo gli autori, queste mantidi avranno un impatto misurabile sulle comunità di artropodi e vertebrati del Mediterraneo e dell’Europa continentale. Come possibile misura di contenimento, lo studio evidenzia il ruolo inatteso dei gatti domestici.
I gatti risultano infatti i principali predatori vertebrati delle mantidi asiatiche invasive, responsabili del 45% degli episodi di predazione registrati. Battiston precisa però che, sebbene i gatti possano costituire un mezzo preliminare di controllo, non sono in grado di distinguere tra specie esotiche e specie native, e predano entrambe.
Come gli ambienti urbani favoriscono la diffusione delle Hierodula
Le modifiche degli habitat umani facilitano ulteriormente la propagazione delle Hierodula. La presenza di queste specie viene registrata soprattutto in ambienti urbani o suburbani.
L’uso di rifugi artificiali, come mangiatoie per uccelli e serre, indica che queste mantidi sfruttano le attività umane per diffondersi e prolungare il proprio ciclo vitale nei mesi più freddi, grazie alle isole di calore urbane.
Secondo i ricercatori, le mantidi sono per lo più predatori “seduti e in attesa”: restano nascoste e inattive quasi il 90% del tempo. Per questo, i metodi tradizionali di campionamento sul campo possono sottostimare gli eventi di predazione. Le oltre 2.300 osservazioni georeferenziate raccolte tramite la piattaforma “Progetto Mantidi Aliene” hanno fornito una documentazione senza precedenti di interazioni raramente osservate, confermando il valore della partecipazione dei cittadini come complemento indispensabile al monitoraggio classico.
Cosa può fare il pubblico: riconoscere e gestire le ooteche
Oltre a segnalare gli avvistamenti, il pubblico può intervenire direttamente nei mesi invernali, quando alberi e arbusti sono spogli e le ooteche sono ben visibili.
Questi sacchi di uova sono facilmente riconoscibili sui rami e la loro distruzione è semplice, ma Battiston raccomanda sempre di consultare uno specialista prima di rimuoverli, per evitare di eliminare per errore le ooteche delle mantidi native.
Il metodo scientifico per studiare il ciclo riproduttivo delle specie invasive
Nel marzo 2023 sono state raccolte cinque ooteche non determinate a Castel Goffredo e altre dieci nei dintorni di Milano, entrambe località del Nord Italia ma appartenenti a popolazioni distinte, distanti circa 120 chilometri.
Le ooteche sono state allevate separatamente in laboratorio a 20 °C e inumidite due volte a settimana. Tutte le ninfe sono emerse con successo dopo un mese. Sono state poi contate, e il numero medio di ninfe per ooteca è stato utilizzato per valutare il potenziale numero di nuovi predatori che una singola ooteca può introdurre in un nuovo ambiente. Per valutare il canibalismo intra-specifico nelle prime fasi di vita, sono state trasferite in totale 54 ninfe di Hierodula provenienti da entrambe le località in diverse scatole di plastica da 0,4 litri.
I ricercatori hanno controllato due volte al giorno, all’alba e al tramonto, il numero di individui vivi, morti o cannibalizzati, per 21 giorni consecutivi.
Lo scopo dell’esperimento era misurare il tasso di canibalismo nelle prime settimane di vita e la probabilità di sopravvivenza in situazioni artificiali ad alta densità, come parchi urbani o aree ristrette, ricreando condizioni di densità elevate in assenza di prede naturali.
